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Milano, 26 novembre 2008 - Carlo Capponi si
commuove quando ripensa alle malelingue che l’hanno
martellato sull’Isola, è scappato da Milano e si è
rintanato subito in casa della sorella Mara per riprendersi
dalla sfacchinata. "Domani però vado dalla parrucchiera
a tagliarmi le treccine che così son proprio brutto".
Intanto, “Striscia la Notizia”, tramite Valerio Staffelli
gli ha consegnato il tapiro d’oro per la vittoria sfumata.
Ora Carlo rientrerà fra le mura della sua adorata Università
per ritrovare i "miei bimbi", gli studenti, i
docenti, i colleghi e far festa grande.
Carlo, ha paura di affrontare questa nuova realtà?
"No, io non ho mica paura di niente, nemmeno
della solitudine perché sono abituato a parlare tanto da
solo, mi faccio le domande e mi rispondo anche... così, anche
per farmi un po’ di compagnia...".
Sull’Isola si è mai sentito solo?
"Eh sì, tante tante volte, molto solo,
soprattutto per colpa di quei giovani che erano troppo
aggressivi, tutti uniti per distruggere mentre invece io credo
che i giovani debbano unirsi per creare".
Nessuna paura allora...
"Sì, forse una paura ce l’ho, non poter
realizzare quello che sognavo di fare da piccolo".
E qual è il suo sogno di bambino?
"Avevo sei anni e volevo fare l’attore. Sa,
scappavo da Bologna per andare a Roma, lì avevo una zia
attrice, cioè lei aveva fatto la comparsa in ‘Ben Hur’,
era una gran donna".
L’attore, allora. E con quale regista?
"Ah beh, vorrei proprio che mi chiamassero Pupi
Avati o Liliana Cavani che sono i miei idoli perché loro
raccontano storie di vita, di persone, raccontano i
bambini".
Ha parlato di voler realizzare un Museo della
Banana, dove?
"A Bologna naturalmente, e se non ci riesco, farò
almeno una banana-room per far conoscere ai piccoli tutti i
segreti di questo frutto che se si mette in orizzontale sembra
una bocca che sorride, ci ha fatto caso? Ma porta con sé
anche tanti drammi, ché là dove lo coltivano sfruttano il
lavoro minorile. Lo sa che all’Orto Botanico c’è un
banano di nove mesi che si chiama come me e tutti i giorni
viene sorvegliato da una telecamera?".
Quanti amori nella sua vita?
"Due grandi, ma sono in attesa del terzo. Con
Patrizia De Blanck? Non lo so, lascio che sia il sentimento a
decidere se crescere o no".
Un suo pregio e un difetto.
"Sono permaloso perché ho origini marchigiane e
loro si sa che si offendono per niente. Di bello ho che sono
molto altruista".
Carlo, la vita è...?
"Un filo che scorre, una cascata, anse, baie,
foreste...".
Se Luxuria tornasse a far politica la voterebbe?
"No, mai e poi mai. Un’altra che deve
chiedermi perdono... nemmeno un bacio m’ha dato l’altra
sera dopo aver vinto e pensare a tutti i consigli che le ho
dato. Ci son rimasto male, ma male tanto".
Prima di diventare bidello ha fatto tanti lavori,
ce ne dica qualcuno.
"Il pentolaio nelle colonie estive e anche il
‘notturno’ cioè svegliavo di notte i bambini perché non
facessero la pipì a letto; il lucidatore di arance e
noccioline americane al mercato ortofrutticolo; il facchino,
anche per metter su un po’ di muscoli dato che via via che
crescevo mi stavo facendo bello. Poi ho fatto il lettore per i
ciechi, il vigile urbano per tre anni, ma toglievo le multe
invece che farle... non andava tanto bene".
Si è portato niente come ricordo dell’Honduras?
"No, ma ho comprato un camioncino giocattolo
carico di banane da regalare alla Simona Ventura: non
gliel’ho dato in diretta sennò mi dicevano subito che
facevo il ruffiano".
Carlo, crede in Dio?
"Io credo agli angeli, alle energie positive e
in me stesso. Sa, io ho un fortissimo sesto senso, da piccolo
sapevo che dopo i cinquant’anni mi sarebbe successo qualcosa
di grande, e infatti è successo. Dio..., ho una forma tutta
mia del dio in cui credo. Però ogni sera recito tutte e
cinque le preghiere che mi ha insegnato mio padre, anche solo
l’inizio, ma le dico. Mi ha insegnato così".
di Annalisa Siani per quotidiano net
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